Incrocio pericoloso

Martedì 28/6/16 –

Ennesimo scontro all’incrocio tra Via Trezza e Via Calatafimi. Per fortuna nessun ferito ma macchine in condizioni tali da essere rimosse con il carro attrezzi.
La colpa è sempre di chi esce da via Trezza ma, percorrendo quel tratto di strada parecchie volte al giorno, vorrei segnalare alcuni disservizi:
•    Le macchine sul breve tratto di via Calatafimi sono parcheggiate a destra rispetto il senso di marcia.(freccia)
•    Spesso si tratta di SUV o furgoni, quindi chi esce dallo stop di via Trezza deve portarsi quasi in mezzo alla carreggiata per cercare di vedere chi sopraggiunge, impedito appunto dalle macchine in sosta.
•    Il tratto di strada da Via Farinati a via Trezza è breve quindi chi si immette in Via Calatafimi da via Farinati arriva immediatamente all’incrocio.
•    C’è lo specchio, ma non permette di valutare la velocità di chi arriva o la presenza di ciclisti. Spesso i riflessi dello stesso impongono uno sguardo diretto e quindi, come detto sopra, l’occupazione di mezza careggiata e le strombazzate di chi arriva e non capisce il problema.
•    Quando l’incrocio con via Farinati è libero dalla coda del semaforo di ponte Catena, i veicoli entrano in quel breve tratto di strada a velocità eccessiva: questo di certo aggrava il problema.

Proporrei di spostare gli stalli blu sulla sinistra di quel breve tratto di via Calatafimi alla scopo di liberare la visuale dell’incrocio.

Grazie

(inviato all’ufficio tecnico del comune)

Dialogo tra un venditore di almanacchi e un passeggere

Dialogo tra un venditore di almanacchi e un passeggere

Venditore.        Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. Bisognano, signore, almanacchi?
Passeggere. Almanacchi per l’anno nuovo?
Venditore.    Si signore.
Passeggere. Credete che sarà felice quest’anno nuovo?
Venditore.    Oh illustrissimo si, certo.
Passeggere.Come quest’anno passato?
Venditore.    Più più assai.
Passeggere. Come quello di là?
Venditore.    Più più, illustrissimo.
Passeggere. Ma come qual altro? Non vi piacerebb’egli che l’anno nuovo fosse come qualcuno di questi anni ultimi?
Venditore.    Signor no, non mi piacerebbe.
Passeggere. Quanti anni nuovi sono passati da che voi vendete almanacchi?
Venditore.    Saranno vent’anni, illustrissimo.
Passeggere. A quale di cotesti vent’anni vorreste che somigliasse l’anno venturo?
Venditore.    Io? non saprei.
Passeggere. Non vi ricordate di nessun anno in particolare, che vi paresse felice?
Venditore.    No in verità, illustrissimo.
Passeggere. E pure la vita è una cosa bella. Non è vero?
Venditore.    Cotesto si sa.
Passeggere. Non tornereste voi a vivere cotesti vent’anni, e anche tutto il tempo passato, cominciando da che nasceste?
Venditore.    Eh, caro signore, piacesse a Dio che si potesse.
Passeggere. Ma se aveste a rifare la vita che avete fatta né più né meno, con tutti i piaceri e i dispiaceri che avete passati?
Venditore.    Cotesto non vorrei.
Passeggere. Oh che altra vita vorreste rifare? la vita ch’ho fatta io, o quella del principe, o di chi altro? O non credete che io, e che il principe, e che chiunque altro, risponderebbe come voi per l’appunto; e che avendo a rifare la stessa vita che avesse fatta, nessuno vorrebbe tornare indietro?
Venditore.    Lo credo cotesto.
Passeggere. Né anche voi tornereste indietro con questo patto, non potendo in altro modo?
Venditore.    Signor no davvero, non tornerei.
Passeggere. Oh che vita vorreste voi dunque?
Venditore.    Vorrei una vita così, come Dio me la mandasse, senz’altri patti.
Passeggere. Una vita a caso, e non saperne altro avanti, come non si sa dell’anno nuovo?
Venditore.    Appunto.
Passeggere. Così vorrei ancor io se avessi a rivivere, e così tutti. Ma questo è segno che il caso, fino a tutto quest’anno, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascuno è d’opinione che sia stato più o di più peso il male che gli e toccato, che il bene; se a patto di riavere la vita di prima, con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?
Venditore.    Speriamo.
Passeggere. Dunque mostratemi l’almanacco più bello che avete.
Venditore.    Ecco, illustrissimo. Cotesto vale trenta soldi.
Passeggere. Ecco trenta soldi.
Venditore.    Grazie, illustrissimo: a rivederla. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi.

Giacomo Leopardi

Vertenza lupi

Particolarmente ironico e sagace il commento di Silvino Gonzato nell’angolo della “posta della Olga”

Inutile e ridicola la polemica sui lupi


Silvino Gonzato

venerdì 10 ottobre 2014 CRONACA, pagina 13

«Da quando il Tar, l’altro giorno, ha sospeso l’ordinanza di Tosi che prevedeva, in caso di aggressione, di sparare ai lupi» scrive la Olga «al bareto “Malga Malgò”, sui Lessini, gemellato col bareto “Da Oreste”, si sta discutendo con molta educassión, e sensa gnanca tiràr tante siràche, su come eventualmente difendersi da questi animali nel caso – dando par persi manzi, manze e mussi – assalissero òmeni, dòne e butini. Il pericolo è remoto perché l’ultima volta che i lupi si sono cibati di carne umana, come ha ricordato il Tar nella sentenza, è stato nel 1825 dopo che uno scaltro e poco raccomandabile esemplare di questi predatori aveva sbranato la nonna di Cappuccetto Rosso causando un grave danno di immagine alla categoria. La quale, riunita in congresso, decise allora di eliminare dalla dieta uomini e donne di qualsiasi età e condizione».
«Gli avventori del bareto prealpino, escludendo quindi l’uso del fucile e di qualsiasi altra arma da fuoco, hanno formulato un ampio ventaglio di ipotesi di difesa che prevede (sto copiando dal comunicato): la dissuasione verbale mediante argomenti persuasivi che richiamino alla pacifica convivenza oppure la minaccia del castigo divino che colpirebbe anche gli atei. Solo se fallissero i tentativi verbali, peraltro raccomandati dalle associazioni naturalistiche, gli avventori propongono di passare all’azione che consisterebbe nella cacciata del lupo a sberle sul muso o sparandogli con una pistola ad acqua o prendendolo di mira con delle fetide puzzette o aizzandogli contro il gatto o trattenendolo con una scusa fino all’arrivo dei carabinieri».
«Un notabile del bareto prealpino ha tuttavia detto che, nella vicenda dei lupi della Lessinia, di serio c’è solo la strage delle manze e dei mussi e che tutto il resto è ridicolo o superfluo o assurdo. Superflua l’ordinanza di Tosi perché “se uno el vede che un fioléto l’è drìo a èssar magnà da un lupo, el sbara col fusìl o, se no’l g’à el fusìl, el ghe tira drìo el manaréto, e se invese a èssar sbranà l’è la moiér pol èssar che no’l faga gnente”. Ridicolo è stato il ricorso al Tar delle associazioni naturalistiche contro un’ordinanza superflua, e assurdo è che gli allevatori debbano stare a guardare senza reagire, con la cicca in bocca, alla strage del loro bestiame». 

Condivido

Il postino non suona sempre due volte di Marcello Veneziani

"Il Giornale" del 7/3/14

Scendo da casa e trovo nella buca l’avviso di una raccomandata «indescritta». L’ha infilato il postino e il pre-stampato a me intestato dice che non mi ha trovato in casa.
Lo sapeva a priori, è un profeta. Invece ero in casa e due corrieri privati mi hanno consegnato in quegli stessi minuti i loro plichi. È una storia che si ripete da tempo. Il postino fuggitivo reputa più prezioso il suo minuto che avrebbe perso a citofonare per recapitarmi la lettera piuttosto che la mia ora perduta per andare alla posta, fare la fila e poi sapere che è finita in un altro ufficio postale. Il suddetto fantasma non mi scrive nemmeno di cosa si tratta in modo che io possa valutare l’urgenza o la rilevanza della raccomandata. Il leggiadro postino, che lascia solo un odore di sé come i santi, lavora per un’impresa fondata sull’occulto, GhostBuste (buste-fantasma). Da quando cambiai casa la mia posta sparisce tra vari uffici postali, un po’ arriva al vecchio indirizzo nonostante abbia pagato il “seguimi” e la restante finisce con pauroso ritardo al recapito odierno o nella casella postale che presi per disperazione. Casella che paghi per un anno ma se la prendi in aprile ti funziona da giugno e ti scade in dicembre (anno solare, dal verbo solare), dopo averti fatto penare e dove apparivano pacchi, cassette natalizie eccetera, solo dopo le mie proteste. Che fare, visto che i reclami sono andati a vuoto? Appostarsi per strozzare il postino, far la posta al suo direttore o rompere i rapporti col mondo non per motivi ascetici ma postali?

Perché Lampedusa merita il premio Nobel

Da l’Espresso del 3/10/13 di Fabrizio Gatti

La pace non è un concetto astratto.

La pace è un’azione verso gli uomini, le donne, i bambini. Non c’è altro paese al mondo in cui abbia visto mettere in pratica questo impegno in modo così costante e determinato.

Quel paese, un piccolo paese disperso in mezzo al mare, è Lampedusa. Con tutti i suoi abitanti, i soccorritori, i medici, i volontari. In queste ore, la gente di Lampedusa ancora una volta ha portato a terra i vivi e raccolto i morti.
L’ho provato sulla mia pelle. Letteralmente.

La notte tra il 23 e il 24 settembre 2005. Un uomo che non conoscevo e non mi conosceva mi ha avvistato in mare, a nuoto alla deriva. Mi ha aiutato a risalire sulla scogliera. Mi ha fatto sdraiare sulla pietra. Si è tolto la maglietta e me l’ha stesa sul petto per coprirmi. Continuavo a tremare di freddo. Allora lui, con tutto il suo corpo, si è sdraiato sopra di me. Pesava, eccome. Mi ha riscaldato così. Senza sapere chi fossi. Ero sporco, la barba sfatta da mesi, potevo essere malato e contagioso. Ho memorizzato nella mente la sua voce, le sue parole.

Vale la pena risentirle: “Questo poveretto erano quasi cinque ore che chiedeva aiuto”, diceva agli altri intorno a lui, “alle dieci l’ho sentito gridare. Credevo fosse uno dei turisti ubriachi che dormono in spiaggia e gli ho perfino risposto cu c’è. Madonna mia, perdonami. Questo si è ghiacciato. Sta tremando… Forza, qualcuno porti una coperta che questo sta morendo di freddo. Dai, che ti portano una coperta e ti scaldi”. Poi si è messo in ginocchio e si è chinato a strofinare i miei piedi.

Tempo fa, dopo l’uscita sull’Espresso della mia inchiesta sotto copertura, ci siamo rivisti per la prima volta. Massimo Costanza non faceva il soccorritore di mestiere. Fa l’elettricista in un albergo, ha una moglie, i figli. Una persona normale.

Fuori dei centri di detenzione dove i sopravvissuti vengono rinchiusi per legge, del filo spinato, della reclusione fino a diciotto mesi, della politica estera incapace e inconcludente, Lampedusa è così.

Gente che non fa differenza tra amici o nemici. Connazionali o stranieri. Cittadini o clandestini. Ecco perché una volta seppellite le decine e decine di morti e placate le polemiche, dopo aver premiato nel 2012 l’Unione Europea, colpevole assente in questa tragedia sulle sponde del Mediterraneo, il Nobel per la pace dovrebbe andare agli abitanti di quest’isola, capitale mondiale d’umanità.

Parcheggio di viale della Repubblica

Andando in città ho percorso il marciapiede accanto al cantiere del parcheggio di piazzale Cadorna (viale della Repubblica).
Era impossibile non curiosare ed è apparso questo:

Le erbacce così alte danno realmente una sensazione di abbandono. Per curiosità ho chiesto lumi al gestore di un vicino esercizio e mi è stato detto: “ non è una sensazione è una triste realtà. Qui è tutto fermo da mesi, noi perdiamo lavoro e nessuno ci dice niente”. Tralascio ulteriori commenti, ma posso capire che chi lavora in zona sia leggermente alterato.
Cosa è successo: mi chiedo in che modo l’amministrazione pianifichi i lavori.
Se realmente la Ditta è fallita, come qualcuno ipotizza, si ripete la faccenda di via de Lellis.
Esisterà pure una Ditta che sia in grado di portare a termine il lavoro affidatole!
Se poi, per ipotesi, non ci fossero i soldi, si soprassiede prima di martoriare la città per niente.

Ci si chiede come mai spesso Aziende che hanno vinto appalti pubblici falliscano dopo pochi mesi di lavoro.  E’ possibile che  una Ditta che si aggiudica un appalto pubblico non garantisca un’adeguata copertura finanziaria?
A proposito oggi è il trenta settembre il giorno della preannunciata apertura del parcheggio di via De Lellis.

Da un’occhiata dall’ alto pare che ci siano ancora parecchie cosette da completare: speriamo!